Articolo aggiornato il: 26 Settembre 2026
In questo articolo tratteremo i seguenti temi:
INP, AI overviews, proprietà social e ricerca multimodale
Cosa è cambiato nei report quest’anno e come usare i nuovi dati per far crescere il tuo sito
Inutile girarci attorno: Search Console ha smesso di essere lo strumento che aprivi una volta al mese per controllare le query e sperare che il grafico salisse.
Nel 2026 Google ha cambiato in modo concreto il modo in cui :
- misura l’esperienza utente
- separa il traffico generato dall’intelligenza artificiale
- racconta le ricerche che partono da un’immagine.
Ha perfino aperto la porta a chi un sito non ce l’ha, ma ha un canale YouTube da monitorare (anche se…)
Sono quattro novità distribuite tra marzo e settembre 2026, e ognuna risponde a una domanda che fino a un anno fa non potevi porre ai dati: il mio sito risponde in fretta quando qualcuno lo tocca? Quanti clic arrivano da un AI Overview? I miei contenuti social vengono scoperti da Google? Vengo trovato da chi cerca con la fotocamera dello smartphone?
Se lavori nella SEO, queste risposte cambiano il modo di impostare report, priorità e budget. Se hai un’attività e ti affidi a un consulente, cambiano le cose che puoi (e devi) chiedergli.
Sembra tutto bello vero?
Invece no, perché come sempre Google ti dà i dati senza darteli in realtà tutti. Ti fa vedere qualcosa, ma non troppo. Ad esempio, nel rapporto dedicato alle “Funzionalità di AI generativa” (in Beta), ti mostra le pagine citate e le impression, ma non i prompt di partenza con cui l’utente ti trova (e ti pare poco?).
Sono Matteo Dalla Vecchia, consulente SEO e digital marketing.
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Marzo 2026: INP sostituisce definitivamente FID nei Core Web Vitals
A marzo 2026 la metrica Interaction to Next Paint (INP) ha preso in modo definitivo il posto del First Input Delay (FID) nel report Core Web Vitals di Search Console.
Da qui in avanti i report sulla velocità valutano la reattività reale delle pagine: quanto tempo passa da quando l’utente clicca o tocca a quando vede sullo schermo una risposta a quel gesto.
Cos’è INP e perché misura la reattività meglio di FID?
Pensa all’ascensore: premi il bottone e la luce non si accende. Passano secondi, stai quasi per ripremere e invece la luce si accende e in contemporane a parte l’ascensore. Sei partito ma la sensazione di fastidio è già acquisita, anche se il viaggio è velocissimo.
FID misurava soltanto il ritardo con cui il browser iniziava a gestire la prima interazione, cioè l’attesa prima che l’ascensore “sentisse” il tuo dito. INP guarda l’intero percorso: dal gesto all’aggiornamento visivo della pagina, e lo fa sulle interazioni che avvengono durante la visita, non solo sulla prima. È una fotografia molto più fedele di ciò che prova una persona mentre apre un menu, seleziona una variante di prodotto o compila un modulo.
Per un sito con molti elementi interattivi (e-commerce, configuratori, filtri, form multi-step) è un cambio di prospettiva importante: una pagina che carica in fretta ma reagisce a scatti ora emerge nei report.
Quali soglie INP devi tenere d’occhio?
Le soglie di riferimento pubblicate da Google per INP sono queste, valutate sul 75° percentile delle visite reali:
| Valutazione | Valore INP | Cosa significa nella pratica |
|---|---|---|
| Buono | fino a 200 millisecondi | La pagina risponde in modo percepito come immediato |
| Da migliorare | tra 200 e 500 millisecondi | L’utente nota un ritardo, soprattutto su mobile |
| Scarso | oltre 500 millisecondi | La pagina sembra bloccata, l’utente ripete il tocco o se ne va |
Nel report di Search Console gli URL vengono raggruppati per tipologia di problema, quindi puoi partire da interi template (la scheda prodotto, l’articolo del blog) e non dalla singola pagina.
Maggio 2026: i filtri per gli AI Overviews nei report sul rendimento
A maggio, in concomitanza con la conferenza annuale per sviluppatori, Google ha inserito in modo stabile nei report sul rendimento i filtri dedicati agli AI Overviews (l’ex SGE).
Per la prima volta puoi isolare le impressioni ottenute quando i tuoi contenuti vengono usati dall’intelligenza artificiale generativa per rispondere direttamente all’utente. Se vuoi capire come Google costruisce queste risposte, ho spiegato il meccanismo in come funzionano le AI Overviews di Google.
Come si isolano clic e impressioni da AI Overviews?
Nel report sul rendimento della Ricerca trovi i filtri specifici e li combini con quelli che già usi: pagina, query, paese, dispositivo, intervallo di date. Il metodo più utile è procedere per confronto:
- Filtra il traffico proveniente dagli AI Overviews e annota le pagine più presenti.
- Confrontale con il resto del rendimento web sulle stesse pagine.
- Osserva se le query informative (“come funziona”, “cos’è”) si comportano in modo diverso da quelle commerciali.
- Isola le query più lunghe, ad esempio, di 10 parole (prova finchè non trovi la giusta “misura”)
Ne esce una mappa dei contenuti che Google considera abbastanza affidabili da citare. Per un sito editoriale o un blog aziendale è una miniera: capisci quali articoli fanno da fonte e quali strutture (definizioni chiare, elenchi, tabelle, risposte dirette in apertura) vengono premiate.
Come detto prima, sarebbe tutto molto più semplice se Google ci dicesse già (perché ce le ha, fidati che ce le ha) le query relative a quelle determinate impression in Ai Overview.
Cosa fare se le impressioni crescono e i clic no?
Succede, e va detto senza girarci attorno: Google non ti deve traffico organico, posizionamento sicuro o visibilità. Un AI Overview può citarti e soddisfare la curiosità dell’utente, che a quel punto non ha motivo di cliccare. Non è un dramma, è una regola del gioco che ora puoi finalmente misurare.
Le mosse che funzionano sono tre:
- Scrivi contenuti che meritano il clic: dati originali, esempi reali, strumenti, casi studio. Una definizione la riassume l’AI, la tua esperienza no.
- Lavora sul brand: se l’utente ti ha visto citato in una risposta, la volta dopo ti cerca per nome. Le ricerche di brand diventano un indicatore da seguire.
Il vantaggio è enorme: smetti di discutere di “SEO morta o viva” e guardi i numeri.
Luglio 2026: le proprietà social (platform properties)
A fine luglio Google ha aggiornato la documentazione ufficiale introducendo la possibilità di creare e verificare proprietà collegate a piattaforme esterne come YouTube, TikTok, Instagram e X, direttamente dentro la console. L’aggiornamento ha eliminato l’obbligo di possedere un dominio per usare lo strumento.
Cosa sono le proprietà social e chi può usarle?
Sono proprietà di Search Console che, invece di un sito web, rappresentano un profilo o un canale su una piattaforma social. Il beneficio è per i creator, i freelance, i professionisti e le piccole attività che oggi costruiscono la propria presenza online soprattutto su queste piazze digitali e che fino a ieri restavano fuori dalla console per mancanza di un dominio. Il rapporto tra canali social e ricerca lo approfondisco in social media e SEO: la nuova frontiera della visibilità online.
Le indicazioni per la creazione e la verifica di ogni proprietà sono nella documentazione ufficiale aggiornata: seguile passo per passo, perché i requisiti cambiano da piattaforma a piattaforma.
Perché ti servono anche se hai già un sito?
Chiedi a un ragazzo di vent’anni dove cerca un ristorante, un tutorial o una recensione: la risposta contiene spesso TikTok o YouTube. Se i tuoi touch point migliori sono lì, avere i dati su come Google scopre e indicizza quei contenuti ti permette di decidere con criterio dove investire tempo.
Un esempio concreto: hai un canale YouTube dove pubblichi tutorial e un sito dove vendi corsi:
Con una proprietà dedicata al canale puoi vedere quali video intercettano ricerche vere e trasformarli in temi per gli articoli del sito, costruendo un ecosistema dove ogni canale alimenta l’altro e non si limita a “seminare al vento sperando che qualcosa nasca”.
Settembre 2026: il filtro Web: Multimodal
Il 24 settembre 2026 Google ha annunciato l’ultima grande novità dell’anno: il filtro Web: Multimodal, disponibile nei report sul rendimento e nell’API di Search Console.
Serve a tracciare il traffico che nasce da un input visivo e non da una stringa di testo.
Anche qui, però, c’è la sensazione che manchi qualcosa. Ah già! la “query” di partenza o l’immagine se vogliamo capirci meglio. Se ho un e-commerce e all’interno di una pagina prodotto ho 10 immagini, mi piacerebbe capire quale funziona e quale no.
Poi ovvio, se parti da una foto fatta al volo con lo smartphone, allora non può esserci dato che tenga.
Cos’è la ricerca multimodale?
È la ricerca in cui la domanda parte da un’immagine (spesso combinata con qualche parola). Il filtro aggrega i dati provenienti da:
- Google Lens, quando inquadri un oggetto con la fotocamera per capire cos’è o dove comprarlo;
- Cerchia e Cerca (Circle to Search), quando tracci un cerchio attorno a qualcosa che vedi sullo schermo del telefono;
- ricerche basate sul caricamento o sul trascinamento di immagini nella barra di ricerca.
Un esempio quotidiano: vedi le scarpe di un’amica, le inquadri, e in due secondi hai davanti modello, prezzo e negozi. Nessuna keyword digitata, nessuna query da analizzare come facevi prima. Eppure qualcuno ha appena preso una decisione d’acquisto.
Da quando ci sono i dati e dove li trovi?
Il filtro è disponibile nei report sul rendimento e attraverso l’API, con dati storici retroattivi a partire dal 10 settembre 2026. Se colleghi Search Console a un sistema di reporting o a un data warehouse, ti conviene aggiornare subito la query verso l’API per iniziare a storicizzare il dato e costruire un confronto mese su mese.
Come ottimizzare un sito per la ricerca visiva?
Il lavoro è meno misterioso di quanto sembri, perché premia la cura di elementi che dovresti già avere:
- Immagini originali e di qualità, con più angolazioni e sfondi puliti: una foto stock è uguale a mille altre e non ti distingue.
- Testo alternativo e nomi file descrittivi, che spiegano cosa mostra l’immagine e non riempiono di keyword (le regole base le trovi in come ottimizzare le immagini in ottica SEO).
- Contesto testuale vicino all’immagine: didascalie, titoli e paragrafi coerenti aiutano Google a capire di cosa parla la foto.
- Dati strutturati (schema markup) per prodotti, ricette, luoghi e contenuti dove l’immagine ha un ruolo centrale.
- Formati leggeri e caricamento rapido, perché una galleria pesante peggiora anche l’INP di cui parlavamo sopra.
Chi ha un e-commerce, un’attività locale, un blog di ricette o un portfolio fotografico è in prima fila. Se vendi mobili, immagina il cliente che inquadra una lampada in casa di un amico: la tua scheda prodotto deve essere lì pronta a rispondere.
Come usare i quattro aggiornamenti in una routine di monitoraggio?
Le novità hanno senso solo se diventano abitudine di lavoro. Ecco una struttura semplice da adattare al tuo caso:
| Novità | Dove guardare | Domanda da porti | Azione tipica |
|---|---|---|---|
| INP (marzo) | Report Core Web Vitals | Quali template rispondono in ritardo? | Ridurre script, spezzare i long task |
| AI Overviews (maggio) | Rendimento della Ricerca, filtri dedicati | Quali pagine vengono citate e quali generano clic? | Rafforzare contenuti con dati originali e valore oltre la risposta breve |
| Proprietà social (luglio) | Proprietà collegate alle piattaforme | Quali contenuti social vengono scoperti da Google? | Riutilizzare i temi che funzionano sul sito |
| Web: Multimodal (settembre) | Rendimento della Ricerca e API | Da quali pagine arrivano ricerche visive? | Curare immagini, contesto e dati strutturati |
Bastano trenta minuti al mese per passare in rassegna le quattro voci, annotare cosa è cambiato e decidere una sola priorità per il mese successivo. Le priorità multiple sono il modo più rapido per non farne nessuna.
Guardare i dati o continuare a controllare la posizione?
Google ti sta consegnando informazioni sempre più precise su come ti trova, come ti cita e come ti fa scoprire. Puoi leggerle e usarle per decidere, oppure continuare a controllare la posizione della keyword principale come si guarda il meteo dal balcone: si fa in fretta, si sta tranquilli, e non cambia niente. Quale delle due abitudini porta più clienti, lo sai già.
Sono Matteo Dalla Vecchia, consulente SEO e digital marketing.
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