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Informazioni generali sulle novità in campo SEO.

Seo 2020: Google e gli ennesimi aggiornamenti del suo algoritmo

Seo 2020: Google e gli ennesimi aggiornamenti del suo algoritmo

Le principali novità di Google degli ultimi mesi

Negli ultimi mesi del 2019 e in questo inizio di 2020 Google ha fatto un po’ il pazzerello, o almeno ha provato a far uscire pazzi chi come me si occupa di SEO.

L’algoritmo di Google, per chi non lo sapesse o si stesse affacciando solo ora nel mondo della SEO perché vuole migliorare il posizionamento di un sito web, è quel processo che stabilisce quali siti, anzi quali pagine web ed in quali ordine devono apparire in SERP (Search Engine Result Page) ad una determinata query.

I fattori di posizionamento di una pagina web sono più di 200, questo ormai lo sia sa, e si sa anche quali siano più o meno i più importanti, però se non si sta al passo con i continui aggiornamenti di Google, o perlomeno con quelli che chiama “core update“, si rischia di veder calare il numero di visite (e possibili clienti) al proprio sito web.

Sapevi che negli ultimi 10 anni Google ha fatto più di 10.000 update?

Ovviamente moltissimi di questi update sono micro o semplicemente mirati ad un singolo elemento, e hanno avuto impatti minimi in SERP, ma alcuni di questi, i famosi core update hanno avuto impatti anche pesanti per alcune query specifiche ed alcuni siti web.

Qualche mese fa ho descritto in un articolo l’impatto del Core Update di Marzo 2019, ma quali altri cambiamenti ci sono stati negli ultimi mesi?

Vediamo qui di seguito un breve elenco di cosa è successo dopo marzo in tema di core update:

  • Core update June 2019
  • Core update September 2019
  • Google Bert update


Core update June 2019

Quello che Google ha dichiarato essere il Site Diversity Change update, cioè dichiarando tramite l’account twitter ufficiale “Google Search Liaison” che nei primi 10 risultati non dovremmo più vedere due o più inserzioni dello stesso sito, a meno che non siano particolarmente rilevanti per una determinata query di ricerca

google-june-update-2019

Questo nuovo intento, se fate un po’ di ricerche per query di vostro interesse, è stato in parte centrato, mentre per alcune query vi sono ancora delle monopolizzazioni di determinati domini (vedi Amazon)


Core Update september 2019

Questo aggiornamento è un po’ sull’onda del famoso Medic update del 1° agosto 2018, quando moltissimi siti a tema salute hanno perso molto del loro traffico, e questo nuovo core update sembra avere ancora impatto sui siti web a tema Your Money or Your Life (YMYL) come finanza, salute, viaggi.

Anche per questo aggiornamento Google ha fatto un twitt preventivo:

google-september-update


Google Bert core update

BERT, che sta per “Bidirectional Encoder Representations from Transformers“, è secondo lo stesso Google il più grande update degli ultimi 5 anni.

In pratica i ricercatori di Google AI Language hanno applicato una nuova architettura di rete neurale, chiamata appunto “Trasformer” per la comprensione del linguaggio.

Google Bert-Update-AI

Questa nuova architettura riesce ad apprendere le relazioni contestuali tra le parole di una stessa frase, in base al testo a sinistra e destra di una parola stessa.

L’A.I si fa sempre più vera e potenziata, insomma.


January update 2020

E rieccoci, con cadenza praticamente trimestrale, con un nuovo core update, questa volta sembra aver colpito in maniera particolare il settore news, soprattutto da mobile e soprattutto testate local.

google-core-update-january-2020


Google e le sue novità di inizio 2020

Oltre ai Core update, ormai appuntamenti fissi per chi fa SEO, google in questi mesi si è pure divertito con tante piccole novità, a volte ritrattate dallo stesso google.

Vediamo qui di seguito alcuni punti sulle ultime novità di google:

  • Cambiamenti al rel=”nofollow”
  • Favicon si o favicon no?
  • Modifiche allo Snippet per posizione “zero”


Il rel nofollow e i suoi (nuovi) fratelli

l’attributo nofollow dei link in uscita, è attivo da 15 anni e all’inizio era nato per contrastare lo spam (tipico esempio delle firme con link nei commenti dei forum), e per dire quindi a google “non seguire questo link”.

Poi google ha anche deciso che il rel nofollow non servisse per il famoso pagerank, cioè per passare autorità da un dominio ad un altro, ma oggi, anno 2020, google ha deciso che il nofollow si evolverà nuovamente (neanche fosse un pokemon…).

In sintesi, google ha annunciato non solo che da settembre 2019 il nofollow funzionerà anche per il ranking, ma anche che dal 1° marzo 2020 quando farà crawler di una pagina seguirà comunque il link anche con nofollow per migliorare indicizzazioni e posizionamenti.

Inoltre, per chi fino ad oggi avesse usato il nofollow come fosse un “noindex”, sono cavoli amari, perché dal 1° marzo verranno indicizzate anche quelle pagine, per cui per correre ai ripari è meglio che usiate il caro e vecchio file robots.txt.

Nel titolo di questo paragrafo faccio anche riferimento ai nuovi fratellini del nofollow, questo perché Google ha introdotto recentemente due nuovi attributi:

  • rel=”ugc” : link creati dall’interazione degli utenti: es.forum.
  • rel=”sponsored” : link con evidente intento di sponsorizzazione.

Mentre il primo può avere un suo senso in quanto andrebbe a sostituire il nofollow in talune situazioni come i commenti nei forum o nei blog, il secondo sa tanto da autodenuncia per chi pratica link building a pagamento, al che la vedo molto dura sul suo possibile uso.

Insomma, google tanto per cambiare vuole provare a prendere il controllo, ma difficilmente ci riuscirà in toto.

Favicon si o favicon no?

A circa metà gennaio, esattamente il 13 gennaio, erano comparse in SERP, tramite annuncio ufficiale su twitter (ma già c’erano state delle prove nei mesi precedenti) le favicon dei siti web, al che molti hanno detto “che carina la nuova serp”.

Molti, ma non tutti, perché in tanti addetti ai lavori hanno notato che oltre alle favicon erano comparse anche delle “similfavicon” dove a fianco delle pagine sponsored era apparsa la dicitura “Ad.” al posto di “Advertising”.

favicon-serp-update

Insomma, in troppi si sono sentiti presi un po’ in giro da questa nuova trovata, e vuoi per “l’insurrezione popolare sul web” (non se né accorto nessuno se non gli addetti ai lavori) o perché semplicemente era un test, il 24 gennaio Google ha annunciato un rollout ed è tornata sui suoi passi.


Modifiche allo Snippet per posizione “zero”

la posizione zero, la tanto agognata posizione zero… ma cos’è la posizione zero?

Questa posizione in SERP non è altro che la prima posizione ma con l’aggiunta di uno snippet, cioè una brevissima anteprima del contenuto della pagina che, se si clicca, si andrà a visitare.

Insomma, poter dare già un breve assaggio di che tipo di contenuti andremmo a trovare in risposta alla nostra query di ricerca mi sembra un bel vantaggio rispetto alle altre posizioni in serp, o no?

Inoltre, ulteriore vantaggio per chi ricopriva la posizione zero, lo stesso dominio/link appariva tra i primi successivi 9 risultati in SERP, magari in quarta o quinta posizione, avendo così ben due risultati, di cui uno in evidenza con lo snippet, in prima pagina per lo stesso contenuto.

Poi, intorno al 20 gennaio, la novità di google confermata con un twitt di Danny Sullivan:

Snippet-Danny-Sullivan

Dicendo quindi esplicitamente che “se un risultato nelle SERP viene portato nella posizione di featured snippet non verrà più ripetuto nei risultati di ricerca“.

Insomma, l’ultimo anno è stato bello intenso in termini di novità da parte di Google, e questo 2020 è appena cominciato, per cui sono sicuro che ci aspetteranno sorprese anche nei prossimi mesi.

E voi, siete pronti per un eventuale March Upadate 2020? 🙂

Posted by Matteo Dalla Vecchia in Seo news
il 50% delle ricerche su google non generano traffico.

il 50% delle ricerche su google non generano traffico.

Perché più della metà delle ricerche su google non porta click?

Google home, Alexa, siri, google assistant, le ricerche vocali e l’uso sempre più intensivo del mobile, i risultati zero e l’aumento su mobile dell’advertising da parte di google.

Molti di questi fattori sono alla base di una tendenza che si è manifestata, con un po’ di preoccupazione per chi “posiziona su google” il suo business, i questi ultimi mesi del 2019.

Di cosa sto parlando?
Del fenomeno in aumento delle ricerche con ZERO click.

Ebbene si, zero click, niet, nada.

Questo fenomeno è ben più esteso di quel che si può pensare, basta guardare il grafico prodotto da jumpshot, la costola di AVAST per l’analisi dei dati, condiviso poi anche da SparkToro.

Zero click su google

In questo grafico vediamo come a giugno 2019 le ricerche che hanno prodotto zero click hanno raggiunto il 50.33% del totale.
Più della metà!!!


Statistiche ricerca google: cosa sono i zero click?

Le ricerche zeroclick sono tutte quelle ricerche che portano l’utente a non cliccare su nessun sito.
Possono essere ricerche per cui google da già la risposta, come negli esempi dei risultati zero.

Questi dati potrebbero anche essere fuorvianti, perché tra i “zero click” che jumpshot conteggia ci sono anche le interazioni con google maps o le chiamate fatte tramite la scheda Google My Business.

Mi spiego meglio:
Se cerchi un “ristorante sushi a pavia”, Google ti mostra in testa il local pack con tre locali e tu clicchi su “indicazioni stradali” per uno di essi uscendo da google per entrare in maps.
Jumpshot considera questa azione un azione a zero click, in quanto non sei entrato in nessun sito tramite quella ricerca, anche se un locale ne ha comunque beneficiato.

I risultati zero invece sono quelle risposte che google restituisce direttamente in testa per poi restituirti una serp di siti.

Google quindi ti da già lui una risposta diretta, attraverso la visualizzazione di un estratto di un altro sito (es.wikipedia) o attraverso i dati che NOI gli regaliamo con i dati strutturati.
Con il risultato che non è più necessario che entri in un altro sito web.

Vediamo due esempi diversi di risultati che esprimono già una risposta da parte di google.

La prima immagine mostra il classico “risultato zero”, dove google fornisce direttamente risposta precisa a domanda precisa:

Google risultati zero


L’immagine seguente invece mostra come cercando semplicemente “John Petrucci” google mi presenta si una serp, ma a fianco cerca di soddisfare in qualche modo le mie curiosità sul chitarrista:

risposta-completa-google

Insomma, Google fa di tutto per darti direttamente una SUA risposta pertinente.
Ci appanna gli occhi con continui aggiornamenti dell’algoritmo, rinnova gli standard dei quality rater, ci impone di essere in prima pagina in serp, ma nel frattempo fa il suo sporco gioco.
Come dico sempre, nessuno ti regala niente, ed è pure giusto che sia così.

Come accennavo prima, oltre ai risultati zero vi sono le ricerche vocali che stanno subendo un impennata grazie soprattutto ad Alexa (amazon) e Google home.
Le domande fatte attraverso google home, ad esempio, equivalgono a delle ricerche sul web, solo che le risposte arrivano direttamente da google che in base alla query restituisce la risposta (vocale) per lui più pertinente.

Se fino a non molto tempo fa lo smartphone, anzi, il telefonino, serviva solo a telefonare e fare qualche pseudo foto in vga (640×480), oggi gli smartphone sono entrati nel quotidiano per qualsiasi esigenza, dal prenotare un tavolo in pizzeria o acquistare i biglietti per uno spettacolo fino al cercare la ricetta perfetta per il nostro dolce preferito.

Insomma, qualsiasi problema abbiamo, cerchiamo la risposta su google da mobile.
Pensiamo a come si è evoluta anche la user experience da mobile in pochissimi anni e come addirittura google oggi usi quasi esclusivamente il crawler mobile per l’indicizzazione delle pagine web.

E la ricerca vocale è efficace quando siamo impegnati nel fare altro, come ad esempio se stiamo cucinando o siamo in pausa caffè con il nostro cappuccino e brioche in mano.

La ricerca vocale ci insegna qualcosa?
Si, che oggi come non mai
è necessario scrivere per l’utente, non per google, è necessario dare risposte pertinenti, utili, complete.

Google e i suoi fratelli

Un altro fattore “mangia click” è che google cerca di spostare gli utenti verso altre piattaforme di sua proprietà, ed è ovvio dal momento che deve farsi gli affaracci suoi e non i tuoi.

Youtube ad esempio, fa parte dell’universo google dal 2006 ed è il secondo sito web più visitato al mondo (indovinate il primo…).
YouTube guadagna tramite le entrate pubblicitarie di Google AdSense, le inserzioni che interrompono i video.

Immaginate quindi se google non preferisca mostrare all’utente un video di youtube come risposta ad una sua query.
Conflitto d’interesse? forse, ma a lui che gli frega?
Il pallone e suo e ci gioca lui...

Gli stessi concetti sono validi per google maps, per google news e altri canali.

Insomma, se poi pensiamo che il 94% circa delle ricerche viene fatta da siti o app appartenenti a google il gioco è fatto (Google, google immagini, youtube, dispositivi Android, ecc.), il monopolio è servito, la PUBBLICITA’ regna e vince.

Ed il prossimo grafico ne è la dimostrazione:

Google sta sempre si più tirando l’acqua al suo mulino, in maniera forse poco pulita, ma lo fa.

Il fatto che lo stesso governo americano abbia più volte messo sotto la lente d’ingrandimento il conflitto di interessi che coinvolge google la dice lunga.

Noi non possiamo altro che fare SEO, cercare di farla bene e prenderci le nostre percentuali di traffico, che se a noi bastano e ci portano fatturato, per google non sono che briciole lasciate ai poveri.

Saludos

Posted by Matteo Dalla Vecchia in Seo news
Google core update marzo 2019

Google core update marzo 2019

l’algoritmo di google ed i suoi update

Prima di parlare del “Google Update Marzo 2019” ripercorriamo un po’ la storia dell’algoritmo di google ed i suoi update perchè è uno dei punti fermi per tutti coloro che lavorano in ambito web marketing e/o SEO, come dovrebbe esserlo per tutti coloro che seguono lo sviluppo di un sito web o blog che sia.
Se vuoi fare in modo che il tuo sito o quello della tua azienda/cliente migliori e si posizioni in SERP per chiavi importanti non puoi non conoscere un minimo di come si sia evoluto l’algoritmo di Google negli ultimi anni.
Una famosa pubblicità recitava “se lo conosci lo eviti”, qui invece possiamo affermare che “se lo conosci puoi limitare i danni”.

Già, limitare i danni, perchè ultimamente google sta mettendo in difficoltà l’intero settore SEO con i suoi core update..

Cos’è e come funziona l’algoritmo di google?

Innanzi tutto, prima di chiederci come funziona l’algoritmo, sappiamo almeno come funziona il crawler di google?
Rinfreschiamoci un pochino la memoria con i passi fondamentali:

  • Crawler: scansiona il sito attraverso lo spider
  • Parsing: analizza i dati ricevuti e li “categorizza” per argomento
  • indexing: Inserisce nel suo indice gli URL a seconda delle varie categorie.

Poi entra in gioco l’algoritmo per “stilare la classifica“, cioè compilare la SERP, usando molti parametri (i famosi 200 parametri SEO di Google) tra cui velocità del sito, mobile friendly, ecc. ecc.

L’algoritmo quindi entra in gioco quando inseriamo una query di ricerca. la motivazione che spinge google a cambiare e migliorare continuamente il suo algoritmo è quello di dare sempre più un servizio migliore all’utente cercando di intuire l’intento di ricerca.

Google analizza le keyword digitate e a seconda di quello che ritiene più idoneo al search intent restituisce una SERP di risultati.
Per fare ciò da ormai un paio d’anni si avvale del machine learning, applicando cioè l’intelligenza artificiale all’algoritmo.

Un po di storia dell’algoritmo

Gli aggiornamenti dell’algoritmo di Google, a differenza di quel che credono in molti, sono centinaia all’anno, anche più di uno al giorno.
Google è in continua evoluzione, l’AI lavora 24 ore su 24.

Poi capita che alcuni di questi aggiornamenti siano più corposi ed importanti di altri, e questo si nota mooooolto bene nelle SERP perché come si dice in gergo SEO, “sulle serp si balla“.

Alcuni tool, come ad esempio SEMRUSH, segnalano che è probabilmente in corso un update perché dall’analisi delle serp rilevano una alta volatilità dei risultati e ne danno un segnale, come nell’immagine seguente:

Semrush-sensor

vediamo ora quali sono gli update degli ultimi anni assolutamente da conoscere e ricordare:

  • 2003: da ricordare assolutamente Cassandra e Florida update, con l’intenzione di google di valutare i contenuti spam, la tecnica del keyword stuffing e i backlink.
  • 2005: Google introduce il concetto di Link NOFOLLOW, sempre per combattere lo spam e implementa anche le local maps con impatto sulle ricerche localizzate.
  • 2007: Universal search. Google diventa universale, nel senso che implementa anche notizie, immagini e video. Tutto in uno, comincia quindi a delinearsi come leader.
  • 2008: Google implementa il suggerimento nello stesso momento in cui si digita una query.
  • 2009 – 2010 : viene data importanza ai grandi brand + social signal
  • 2011: Arriva PANDA! Vengono valorizzati i contenuti di qualità
  • 2012: Penguin, uno dei più temuti. Penallizante per chi ha fatto link building spinta.
  • 2013: Hummingbird, e la semantica comincia a farsi strada (search intent)
  • 2014: é il turno di Pigeon, un ulteriore e definitivo salto per la local search
  • 2015: arrivano gli smartphone e quindi anche il Mobile update
  • 2017: Google lancia Fred, con espressa volontà di contrastare le fake news
  • 2018: Medic update: abbattuti molti siti in tema Your money or your life
  • 2019: March 2019 Core Update: Sembrerebbe al momento un rollback o almeno una continuazione e revisione del medic update con particolare attenzione ai contenuti di qualità

Cosa fare dopo un core update?

Rispondo con le parole di Danny Sullivan direttamente da Google:

“Ti suggeriamo di concentrarti sull’assicurare che stai offrendo il miglior contenuto possibile. Questo è ciò che i nostri algoritmi cercano di premiare”

MIGLIOR CONTENUTO POSSIBILE!
Hai capito? Tu lo stai offrendo ai tuoi utenti?

Non devi solo infarcire un testo di parole chiave, devi dare risposte!, Devi aiutare il tuo pubblico a trovare ciò che cerca.

Il succo del discorso quindi è che basta “solo” farsi trovare preparati, bisogna avere il sito in ordine, titoli, immagini, prestazioni del server, dati strutturati, contenuti ottimizzati, backlink, blog, ecc. ecc..

Insomma, se lavori bene prima o poi verrai premiato.

Altro suggerimento, sempre di Sullivan, è di leggere la benedetta guida per i quality rater aggiornata a luglio 2018, guarda caso poco prima del medic update.
I quality rater non influenzano direttamente le SERP, ma sapere come giudicano i siti web aiuta sicuramente a migliorare il tuo.

il Search intent

Il march update 2019 quindi si fonda essenzialmente sulla rilevanza che ha una pagina per una determinata keyword o meglio ancora per una determinata query di ricerca.
Non bisogna più ragionare solo per parole chiave ma sul contesto del contenuto.

Inoltre, il march update 2019 basa la rilevanza di una pagina sul concetto di E.A.T., cioè :

  • Expertise
  • Authoritativeness
  • Trustworthiness

In sintesi, che competenza, autorevolezza ed affidabilità hai per poter scrivere di un determinato argomento?

Per quel che riguarda i contenuti, poi, dopo aver scritto un articolo poniti le seguenti domande:

  • Quello che abbiamo scritto è ben contestualizzato semanticamente con la keyword di interesse?
  • Ho espresso bene i concetti riguardante quel determinato argomento e i contenuti correlati?

Questo è quello che ti devi domandare quando scrivi un articolo, solo questo.
E Lascia stare quel ca..o di semaforo, concentrati sul contenuto, sui concetti che esprimi.

Ciao, alla prossima!


Posted by Matteo Dalla Vecchia in Seo news
Come fare Seo nel 2019

Come fare Seo nel 2019

Tecniche SEO 2019

Come agire nel 2019 per fare SEO

Quali sono, nel 2019, i fattori più importanti da tenere in considerazione per fare SEO e posizionare un sito su google?

Mobile first

Il mobile first indexing è un update di google del 2018 con cui google indica che per posizionare
un sito web in serp prende in considerazione prima la versione mobile, cioè il contrario di quello che avveniva prima.
Per cui, se non hai un sito responsive non significa che non sarai indicizzato e posizionato, ma che potresti avere ripercussioni importanti ai fini del posizionamento.

Per verificare la bontà del tuo sito dal punto di vista mobile fai il test ufficiale di google

Prestazioni

Siamo nel 2019 e questi appena passati sono stati gli anni della fibra ottica, del wi-fi, degli smartphone ultra veloci, e se il tuo sito si carica in più di 4 allora non hai capito bene come funziona oggi.
Oggi non c’è più tempo di aspettare. Se non mi servi velocemente cambio sito, chiaro?
E’ la società del consumismo, o ti adatti o muori.

Come misurare le prestazioni di un sito web?
Affidandoci al tool ufficiale di google e seguire i suoi suggerimenti, page speed insight

Guide/informazioni/risorse utili

Non puoi pretendere di posizionarti bene in SERP se il tuo sito tratta solo fuffa.
Google tra i fattori di posizionamento considera anche il tempo di permanenza degli utenti sul sito, la percentuale di rimbalzo, il CTR (Click through rate), tutti punteggi che puoi migliorare pubblicando contenuti davvero utili per gli utenti, o addirittura delle proprie guide complete che possano risolvere davvero un problema sentito dagli utenti. Sii una risorsa utile.

Video

Di questi tempi vanno di moda tra i ragazzini i tanto famosi “youtuber”.
I ragazzini di ieri sono le persone di oggi, quindi se ci pensi un attimo…
E’ importante pubblicare anche dei contenuti video per riuscire ad intercettare una parte importante di pubblico.
Spesso un buon contenuto video è meglio di un pippone da leggere di 2000 righe.
Tu hai mai letto un testo di 2000 righe online?

Seo Local

Se il tuo business è un servizio locale non dimenticare assolutamente di implementare in maniera corretta i dati strutturati (schema.org) e di creare e compilare la scheda google my business.
Sono due punti fondamentali per essere trovato per le query cosiddette local, cioè “servizio + città”

Inoltre la scheda google my business permette agli utenti di scrivere recensioni per il tuo servizio.
Più recensioni positive, più facile è che Google ti consideri.

SEO On Page, sempre e comunque

Anche nel 2019 è importante la cura del sito dal punto di vista della programmazione.
Qualsiasi sia il linguaggio/tecnologia con cui è costruito il tuo sito devi comunque fare attenzione
alle classiche regole seo che fino ad oggi google ci ha sempre suggerito.
Quindi ricorda di implementare bene i vari tag title, meta description, i vari H1, H2, H3, le immagini che siano dimensionate (sia in pixel che in mb) correttamente, ecc.

Citazioni e menzioni (brand)

Cosa si intende quando si parla di brand e citazioni? LINK BUILDING!
Insomma dai, non fare finta di non averlo capito.
L’insieme di siti web che menzionano il tuo brand o lo citano con un link in uscita costituiscono una “rete nella rete”. E’ come nella vita reale, più persone ti conoscono e ti “consigliano”, più facile è che qualcuno ti venga a cercare per usufruire dei tuoi servizi, e di questo google ne tiene molto a conto.
Ovviamente esisteranno siti, amici e non che ti linkeranno gratuitamente ed in maniera spontanea, ma nel web questi link rappresentano si e no il 5% dei link reali.
Tutto il resto è pagato a suon di denari!
Insomma, si cerca di maneggiare la serp in maniera poco “pulita”, è pratica comune, anzi, obbligata se vuoi veramente competere.

Per concludere, datti da fare e buona SEO 2019!

Ciao!

Posted by Matteo Dalla Vecchia in Seo news
Algoritmo google: un difficile 2018

Algoritmo google: un difficile 2018

Google core update e i suoi disatri.

Questo 2018 è stato un anno difficile per noi consulenti SEO, come per chi gestisce un sito web aziendale o semplici professionisti che curano il loro sito.
Nel 2018 la google dance l’ha fatta da padrone, tutto a causa dell’update dell’algoritmo di google, un “core update” che ha mandato all’aria molti progetti web.

Serp che sembrano montagne russe con siti che salgono e scendono senza (apparente) motivo, business che da oggi a domani si ritrovano più che dimezzati i fatturati, risposte dal motore di ricerca in alcuni momenti assurdi. Di tutto e di più, e noi a ballare.

Algoritmo google

Molti hanno cominciato a lamentarsi dopo il famoso google core update del 1° agosto,  seguito poi da un ulteriore importante modifica dell’algoritmo il 27 settembre 2018.
La Serp signori è in continuo movimento!

Il core update di agosto è chiamato da molti anche “medical update” perché ha interessato siti che trattano sopratuttto temi in ambito medico.
Da prime analisi figura che Google considera sempre di più l’autorevolezza e la competenza di chi scrive (e firma) articoli informativi in ambito medico e/o benessere.

Sembra quindi che Google si ponga il problema, diciamo etico, dell’affidabilità dell’informazione medica.

Insomma, non puoi parlare di mal di schiena se non sei un fisioterapista, come è pure vero che sei un fisioterapista non puoi parlare di acne giovanile. Fin qui mi sembra chiaro, e tutto sommato penso anche che siamo tutti d’accordo che sia giusto così.

A confermare questa ipotesi c’è il rilascio delle nuove linee guida per i quality rater avvenuto il
20 luglio 2018. In queste nuove linee guida si parla proprio di questo:

Contenuti di alto livello relativi alla consulenza medica dovrebbero essere scritti o prodotti da persone o organizzazioni con competenze o accreditamenti adeguati.
Informazioni o consigli medici di alto livello dovrebbero essere scritti o prodotti con uno stile professionale e dovrebbero essere modificati, rivisti e aggiornati regolarmente.

qaulity_rater

Fino a qui quindi il ragionamento non farebbe una piega.
Farebbe, appunto, perché da contraltare si è riscontrata da subito l’impennata di siti che sempre nel settore medicale sono balzati in prima pagina senza assolutamente meritarlo.
Ad esempio, per la query “farmacia online” era balzato alle primissime posizioni il sito “farmaciaitaly.com” con contenuti tipo “viagra, cialis” e porcherie varie.

Una confusione totale che però pian piano si sta sistemando.

Probabilmente anche perché l’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) ha segnalato questo problema a LegitScript, l’osservatorio statunitense che vigila sulle farmacie online.
Domenico di Giorgio , dirigente dell’Aifa sembra confermare  che google ha preso un abbaglio:

« Per ragioni che, almeno al momento, ancora non si conoscono, l’aggiornamento dell’algoritmo sembrerebbe aver prodotto un effetto collaterale indesiderato e ovviamente imprevisto con conseguenze sui criteri delle classifiche di ricerca. Se fino a ieri le richieste su farmaci e farmacie on line fornivano in testa alle referenze proposte quelle di siti autorizzati, grazie anche alla collaborazione avviata da Google, a partire dal 2013, con enti e istituzioni come la stessa Aifa per migliorare i filtri di ricerca del suo motore, dopo l’aggiornamento è come se si fosse tornati indietro nel tempo e ai primi posti sono tornati a poter comparire abche i siti di farmacie illegali.

Ci siamo subito mossi per andare a fondo del problema segnalandolo a LegitScript (agenzia statunitense di verifica e monitoraggio per le farmacie online). Abbiamo chiesto un’analisi di quella che è a tutti gli effetti un’anomalia nel comportamento del motore di ricerca.
Se il problema fosse confermato, sarà la stessa LegitScript a muoversi nei confronti di Google per valutare le soluzioni più adeguate per rimuoverlo ».

Spiegato quindi il motivo per cui la presenza di quel sito in serp è ora sparita per quella query.

Ad aggiustare un po’ il tiro è arrivato anche un altro sensibile update dell’algoritmo (meno pesante del precedente)  il 27 settembre 2018. Essendo il 27 settembre il “compleanno” di Google, molti hanno chiamato questo ennesimo update “Google Birthday Update”.

Da questo update sembra che molti siti che hanno perso traffico (e viceversa) con l’update di agosto abbiano pian piano ripreso posizioni, e questo movimento è tuttora in divenire.

LA MIA OPINIONE PERSONALE?

La mi opinione su come sia cambiato l’algoritmo di google però non fa riferimento ad agosto, bensì a molto tempo prima. tutto è iniziato nel 2015, per poi svilupparsi decisamente all’inizio di questo 2018.

La risposta si chiama RANK BRAIN, la risposta si chiama AI, Intelligenza artificiale.

Ne parlo anche in un mio articolo, scritto in tempi non sospetti (gennaio 2018) .

Google ha ulteriormente implemento l’intelligenza artificale nel suo motore di ricerca.
Mettiamocelo in testa: Google sta imparando ad imparare.

Tra l’altro, la stessa Google ha ufficialmente dal 2017 una divisione dedicata interamente all’intelligenza artificiale: Google.ai.

Quello di agosto quindi è stato uno scossone dovuto al fatto che il “cervello di google” ha parzialmente resettato le serp per rielaborarle completamente alla luce delle nuove informazioni che ha ricevuto in termini appunto di competenza e autorevolezza. Sta rileggendo il suo database, lo sta riorganizzando, sta ridefinendo gli indici, lo sta affinando secondo un nuovo criterio.

Non a caso google sta sempre di più cercando di rispondere direttamente alle domande.

MOTORE DI RISPOSTA

Google sta quindi cercando (e in parte ci è riuscito) di trasformarsi sempre di più da motore di ricerca a motore di risposta. Le risposte le vuole dare lui!

per cui se tratti argomenti generici e google conosce già tutte le informazioni necessarie per rispondere ad alcune query attinenti all’argomento, tu finirai sempre e comunque sotto ad una risposta che il motore ha già fornito all’utente.
Pensiamo alle previsioni meteo ad esempio, te le fa google!

Proviamo a cercare le dimensioni di un automobile. Ecco la risposta:

Motore_di_risposta

Capito ora? Tu devi dare di più, altrimenti è inutile.
Sii unico, cerca di dare informazioni che nessuno da. Sviscera a fondo i contenuti, cazzo!
Non fermarti ad Aranzulla. Lui può, tu no!

Non essere un ombrello grigio tra i tanti, cerca di essere l’ombrello giallo!

essere_unici_matteodv

Se quindi anche tu sei stato danneggiato dall’update di google 1°agosto 2018, per provare a sistemare le cose o prevenire futuri scossoni mi sento di dare pochi ma utili suggerimenti:

  • Verticalizza i contenuti: Non puoi parlare di tutto, semplicemente perché non sai tutto.
  • Sii unico, non essere una pecora tra tante.
  • Aumenta i valori del tuo brand: le persone comprano dove hanno fiducia.
  • Continua a seguire le regole fondamentali per la SEO on page: le detta google!
  • Non basarti solo su Google: differenzia!

E ovviamente contatta un buon consulente SEO!

Ciao, e alla prossima!

Posted by Matteo Dalla Vecchia in Seo news

Seo, GDPR e pensieri vari

A guardar le stelle, pensando ad una seo…romantica.

Stelle e Seo e GDPR

 

Settimana scorsa ho portato i bambini all’osservatorio perchè il più grande è nel classico periodo spaziale. Avete presente da piccoli quando volevate fare l’astronauta? Ecco, quella cosa lì.

Ero li con lo sguardo verso il cielo e pensando all’universo lo paragonavo al web.
Ogni sito una costellazione, ogni pagina una stella, alcune più visibili, altre meno.

A guardar da lontano ti assicuro si capiscono molte cose

A volte noi consulenti SEO ci sforziamo di sistemare i dettagli come gli H1, i tag, il title, ecc., ma ci dimentichiamo di “guardare da lontano”.
Dobbiamo imparare a guardare un progetto web nella sua interezza, da un punto di vista il più esterno possibile, per poi, e ripeto poi, andare nel dettaglio.

Rigel è sicuramente la stella più luminosa di Orione, ma senza le altre non formerebbe la figura del cacciatore.
E a proposito di Orione, se non vi ricordate come si chiama potete cercare appunto “stelle a forma del cacciatore”. Google capirà al volo il vostro intento di ricerca, perché oggi la semantica è entrata a piena forza nelle query di ricerca e nelle risposte che i motori restituiscono.

 

La semantica nel web: Solo tre anni fa era quasi follia, oggi è realtà.
In rete trovate diverse definizione di semantica, anche complesse, io ve ne restituisco una molto molto semplice del dizionario del corriere:

Semantica: Analisi e studio del linguaggio dal punto di vista del significato;

Fissatevi queste parole bene in testa: “dal punto di vista del significato”.

 

seo-e-contesto

 

Non dovete quindi scrivere testi perché volete intercettare una determinata query, dovete scrivere pensando all’intento di ricerca, a cosa si nasconde veramente dietro alla domanda posta dall’utente.

Questo non significa che dovete scrivere come parlate, dovete comunque usare delle tecniche adattate alla seo. Imparate ad usare i sinonimi (ed i contrari), le co-occorrenze, gli argomenti correlati, e la tanto famosa ontologia laterale.

Sinonimi.
Se penso alla parola stella difficilmente mi viene in mente un sinonimo, ma essa stessa è un sinonimo!
se penso al cinema un’attrice famosa può essere anche chiamata “stella del cinema”, oppure una “star”

Co-occorrenze.
Tutte parole o frasi che determinano l’argomento che affrontiamo. Se parlo di stelle, corpi celesti e asteroidi, difficilmente mi riferisco al cinema.

Argomenti correlati.
Prendendo ancora le stelle come esempio, un argomento correlato a Rigel potrebbe essere la mitologia, e quindi il mito di Orione.
Per aiutarvi usate le ricerche correlate di google.

Ontologia laterale.
Sembra il nome di una malattia, è vero, ma non è così.
Avete mai giocato a indovina chi?
“ha la barba, è biondo e porta gli occhiali? E’ Joe!”
La descrizione “barba, biondo, con gli occhiali” potrebbe essere benissimo una query di ricerca, o no?

Imparate a descrivere, vi aiuterà. La comprensione è la giusta chiave, non le singole parole.
Ovvio che le parole chiave la faranno sempre da padrone, ma se non mi ricordo il nome della stella Rigel, la posso cercare come “stella più luminosa di orione”, e se non mi ricordo che fa parte della costellazione di Orione, la cercherò come “stella più luminosa del cacciatore”.

 

Scrutare il cielo e pensare alla seo, più che alla seo semantica mi fa pensare ad una seo romantica.
Non vivo nel mondo delle famose merendine, semplicemente sono stanco di pensare che fare seo significa per forza fregare Google.

Noi NON dobbiamo fregare Google. E’il tuo alleato, perché vuoi fregarlo?

SEO_GDPR_help

Un occasione per cambiare un po’ il modo di fare analisi SEO può essere il tanto temuto GDPR, operativo dal 25 maggio 2018.
Il nuovo regolamento obbligherà ad avere una cura dei dati che piccole aziende, artigiani e liberi professionisti probabilmente non avranno tempo e voglia di seguire, e farlo fare ad altri ha un costo.

Io ad esempio ho eliminato il form contatti per la mail classica (che tanto sempre una mail ti arriva), ho deciso che fermerò per un periodo il tracciamento con analytics e ho tolto anche i commenti dal blog.

Appena si troverà un metodo per usare analytics in modo GDPR compliance senza spendere un salasso, allora lo reinserirò.

Il risultato comunque è che con la GDPR sono a posto.

Questo porterà probabilmente molte piccole realtà a fare azioni simili, diminuendo perciò i dati per fare analisi, penso ad esempio al remarketing.
Forse si arriverà a fare SEO in modo meno superanalitico ma più “umanizzata”.

Dobbiamo capire che scrivere contenuti che soddisfano l’utente è la strada corretta, che se questi contenuti sono veramente validi possono diventare una possibile risorsa condivisa.

Dobbiamo progettare siti web razionali e puliti, semplici da usare ed esaustivi per gli utenti.
I link faranno comunque la differenza ancora per molto tempo, ma solo se il progetto alla base è valido e costruito per soddisfare la domanda.

Forse la mia è un utopia, ma anche andare sulla luna lo era.

Matteo Dalla Vecchia
Il tuo consulente SEO a Vicenza e Padova.

 

Posted by Matteo Dalla Vecchia in Seo news

3 importanti fattori SEO del 2018

Novità SEO 2018: Speed Update, mobile first index e HTTPS!


Speed Update

Il 17 Gennaio 2018 Google ha rilasciato l’annuncio ufficiale per l’implementazione di Speed Update a Luglio 2018 alla navigazione da mobile.

Google estenderà la misurazione della “velocità dell’esperienza utente”, cioè della velocità di caricamento delle pagine, alle ricerche mobile.
C’è da dire che questo parametro è un fattore di rank dal 2010, ma ora viene appunto esteso al mobile.

Ma quali sono le pincipali novità dello speed update di luglio 2018?

  1. Si estende alla mobile search la misurazione della velocità come fattore di ranking;
  2. Ad essere colpite saranno le pagine TROPPO LENTE;
  3. L’intento di ricerca nelle query resta un fattore predominante, quindi una pagina lenta può ben posizionarsi lo stesso;
  4. Google dice che non c’è tool in grado di dire con certezza se una pagina è conforme o meno con gli standard.Vengono comunque segnalati Chrome User Experience Report, Lighthouse e PageSpeed Insights;

Google Speed_Update 2018

Quanto sarà impattante questo update non lo sappiamo ancora, ma ricordiamoci in ogni caso che il nostro sito, o il sito di un vostro cliente, non è tanto importante quanto veloce sia per Google, ma quanto sia veloce l’esperienza di navigazione per l’utente.

Questo è sicuramente il fattore più importante su cui dovete ragionare quando si parla di “velocità del sito”.

Ma come devo fare per rendere più veloce un sito web?

Non c’è una cosa da fare, ma tante piccole cose, che insieme renderanno la navigazione più veloce e gradevole.

Prima cosa da fare, ottimizza le immagini!
Leggi il mio articolo “Ottimizzare le immagini in ottica SEO” per capire di cosa parlo.

Poi devi cercare di avere il codice della pagina il più possibile pulito, le librerie css e javascript in versione minimizzata e poi, last but not least, il sito web deve risiedere su un hosting performante, perchè avere una macchina perfetta con il motore di una 500 serve a poco.

Per scegliere un buon hosting leggi il mio articolo “I 3 migliori hosting italiani 2018

Mobile-first indexing

Indicizzazione: Cosa cambia dal 2018?
Cambierà il metodo con cui Google indicizza le pagine del tuo sito e di conseguenza il metodo di attribuzione del Rank.
Fino ad oggi tale indicizzazione era sulla base dell’analisi delle pagine in versione desktop del sito.
Ora invece,Il crawler scandaglierà principalmente la versione mobile delle pagine utilizzando quindi il mobile anche per stabilire il rank del sito.

Mobile-first-index

Di conseguenza, avere un sito web in versione responsive, amp, oppure mobile oggi è determinante per il posizionamento.

Perché questo cambiamento? Perché oggi quasi il 70% delle ricerche avviene da mobile!
E lo sai che anche l’orario in cui vengono effettuate le ricerche è importante?
Approfondisci qui se vuoi.

Per vedere se il tuo sito è mobile friendly, puoi provare a fare un test attraverso l’apposito tool di Google test mobile-friendly.

Se non hai un sito web responsive, contattami e rimedieremo!

Google Chrome: da luglio 2018 i siti HTTP saranno segnalati come “non sicuri”!

Attualmente funziona che quando un sito web usa il protocollo HTTPS, alla sinistra dell’indirizzo web Google Chrome mostra un lucchetto chiuso di colore verde con la scritta “Sicuro”.

HTTPS

Se invece si usa ancora il protocollo HTTP, attualmente Chrome mostra una “i” cerchiata in grigio, e se ci si clicca sopra si leggera la frase “la connessione a questo sito non è sicura”, mentre da luglio 2018, con Chrome in versione 68, alla “i” cerchiata verrà affiancata la scritta “Non sicuro”.

HTTP

Ecco un po’ di statistiche direttamente dal blog di Google

  • Più del 68% di traffico su Chrome per Android e Windows è in forma protetta HTTPS.
  • Su MAC OS e Chrome OS questa percentuale sale al 78%
  • tra i 100 siti top al mondo ben 81 sono HTTPS.

Cosa comporta se resto in HTTP?
Dipende dall’uso che fai del tuo sito, ma ti faccio una domanda:
Tu ti sentiresti tranquillo ad entrare in un sito indicato come “non sicuro”?

Se hai dubbi e vuoi fare analizzare il tuo sito web, contattami!
Se devi fare ottimizzazione per i motori di ricerca sarò il tuo consulente SEO a Vicenza e Padova.

Posted by Matteo Dalla Vecchia in Seo news

SEO TREND 2018: RankBrain

Il nuovo algoritmo di google: HummingBird ingloba RankBrain

Negli ultimi giorni è uscita la notizia secondo cui Google sta utilizzando un sistema di intelligenza artificiale detto RankBrain, per elaborare i risultati di ricerca, la famosa SERP.

Quindi HummingBird, l’algoritmo usato da google per il posizionamento, dopo i vari Panda, Penguin, Mobile Friendly, e via dicendo, ingloba un nuovo pezzetto, RankBrain appunto.

 

 

RankBrain

 

Tutti questi ingranaggi del motore di Google sono importanti, ma ovviamente qualcuno lo è di più.
Secondo Bloomberg, RankBrain sarebbe addirittura il terzo fattore più importante ai fini del posizionamento:

“RankBrain è uno delle “centinaia” di segnali che entrano nell’algoritmo che determina quali risultati compaiano su una pagina di ricerca di Google e dove vengono posizionati.
Nei pochi mesi in cui è stato rilasciato, RankBrain è diventato il terzo segnale di ranking più importante per contribuire ai risultati di una query di ricerca.”

E i primi due? Google non ha ancora svelato i suoi segreti. Si suppone comunque che siano i backling di un certo “peso” e l’interpretazione semantica delle parole all’interno di una pagina web.

Ok ok, ma RankBrain cosa fa alla fine? Sembra che “interpreti” meglio le query di ricerca soprattutto dal punto di vista del loro significato. Le collega a risultati non propriamente stretti con le keyword di ricerca.

Le query di ricerca quindi vengono sempre meglio interpretate secondo il loro possibile significato, non solo letterale.
Se scrivo “Caffè a Venezia” probabilmente mi mostrerà in testa la mappa dei Bar, e non dove comprare caffè in polvere. Ecco, semplicisticamente, cosa significa “interpretare”.

All’inizio però abbiamo parlato di intelligenza artificiale.
Già, questo significa che RankBrain è in continuo auto-apprendimento, e lo fa analizzando contiunamente vagonate di query di ricerca tutti i giorni.

RankBrain impara dall’esperienza: può identificare correlazioni tra ricerche complesse apparentemente non collegate e capire che in realtà sono similari.

Quindi, d’ora in avanti bisogna stare sempre più attenti ai contenuti che presentiamo nei nostri siti.
E tu? affidati ad un professionista. Se devi rivisitare il tuo sito in ottica seo, chiamami.
Sarò il tuo consulente SEO a Vicenza e Padova.

 

Posted by Matteo Dalla Vecchia in Seo news