come fare keyword research

Come fare una buona keyword research?

Quando si progetta un sito web o il calendario editoriale di un blog, è fondamentale approcciare sempre la stesura dei contenuti dopo aver fatto un attenta keyword research, ma prima devi capire bene cos'è e come si fa.

Perché è importante fare bene la ricerca di parole chiave e come farla

Hai un sito web e non appari su google neanche se ti cerchi da solo?
Non ti trova nessuno tranne tua moglie?

Ahi ahi ahi! Sito fai da te? No SEO?

Ecco, quando si progetta o si ristruttura un sito web, oppure si programma un articolo di un blog o l’intero calendario editoriale, è fondamentale approcciare sempre la stesura dei contenuti dopo aver fatto un attenta keyword research, ma prima devi capire bene cos’è e come si fa.

Vediamo quindi come fare keyword research!

Keyword research, cosa significa?

Fare keyword research non significa prendere un tool, sbatterci dentro una keyword inerente al tuo settore di riferimento e vedere cosa ne salta fuori.

La ricerca per parole chiave è quella tecnica SEO che consiste nel trovare le parole più ricercate nei motori di ricerca per un determinato argomento, e da lì iniziare una campagna SEO di articoli a tema.

Questo aspetto è fondamentale per il posizionamento sui motori di ricerca, perché più articoli si posizionano bene in SERP e più autorità acquisisce il vostro dominio.

Keyword research significa anche confrontare le SERP, vedere cosa scrivono i competitor, cercare di capire quali contenuti google premia di più relativamente ad una determinata query, risalendo al search intent.

Fare una ricerca keyword significa esplorare anche il mondo delle long tail keyword e delle correlate, espandendo il proprio vocabolario usando i sinonimi.

Ecco, sei sai fare abbastanza bene tutto questo allora puoi dire di fare una buona keyword research, altrimenti sai solo estrarre un elenco di parole e frasi.

A cosa serve veramente fare keyword research?

Io dico sempre che la SEO è come una sedia che si regge su quattro gambe:

  • Struttura del sito (ottimizzazione onsite)
  • Contenuti (keyword research)
  • Link building (ottimizzazione offsite)
  • UX e performance

Se manca una gamba la sedia traballa, e così nella SEO se uno di questi punti viene meno tutto il resto del lavoro potrebbe essere inutile, ecco quindi che fare keyword research per bene è fondamentale.

Usare le giuste keyword serve a scrivere contenuti interessanti ed utili, ma per approfondire il tema puoi leggere l’articolo “Scrivere sul web, come scrivere articoli efficaci“.

Come cercare parole chiave?
Per capire meglio come funziona una keyword research e a cosa serve, facciamo un bell’esempio, senza l’uso di nessun tool ma del solo google.

Mettiamo caso che la tua azienda si occupa di serramenti, porte e finestre, con particolare attenzione alla sicurezza.
Bene, se fai una ricerca “serramenti sicurezza” su Google scoprirai che quasi tutti i risultati parlano di “infissi blindati”, “serramenti blindati”, “finestre antintrusione”, “porte antieffrazione” e già qui potrai annotarti un po’ di keyword utili.

Se dopo vai in fondo alla SERP, scoprirai che lo stesso google ti suggerisce altri risultati tramite Google Suggest, le così dette ricerche correlate, come quelli in figura sottostante:

Keyword-research-correlate

Ecco quindi che già lo stesso google ti suggerisce argomenti correlati alla tua query, utili per scrivere contenuti per il tuo sito, ad esempio per scrivere articoli del blog che parla di sicurezza in casa.

Pensa un po’, senza approfondire ma facendo solo una ricerca veloce, hai trovato argomenti inerenti al tuo business per popolare il tuo sito.
Non ti sembra fantastico?
In poche parole se ti chiedi come iniziare una keyword research, la prima cosa da fare è controllare direttamente google: ti sta dicendo lui cosa vuole, basta seguirlo.

Se tu produci costantemente contenuti utili ed inerenti, con il tempo google ti considererà più autorevole nel settore ed i risultati arriveranno, ma di questo parleremo meglio dopo.

SEO Semantica: quando tutto ebbe inizio (Google hummingbird)

Google Hummingbird, uno degli update più importanti tra quelli implementati da google negli ultimi anni.
La storia di Hummingbird comincia nel lontano settembre 2013, ed è nato per comprendere l’intento di ricerca degli utenti, soprattutto quando vengono scritte query a coda lunga.

Segnatevi questa data quindi: settembre 2013, inizia la SEO semantica.

Come funziona Google hummingbird update?
Innanzi tutto bisogna capire quali erano le intenzioni di Google quando hanno sviluppato ed introdotto questo update quasi rivoluzionario.
Il loro intento era cercare di comprendere meglio le query degli utenti per poter restituire una serp il quanto più vicina possibile a quello che oggi chiamiamo search intent.

Ad esempio, se cerchi “cavallo strappato“, Google ti presenta risultati sia pertinenti al mondo dei cavalli che risultati sui pantaloni strappati sul cavallo, giusto per essere sicuro di darti almeno una risposta, ma se guardi le keyword correlate suggerite, l’intento di ricerca è tutto orientato sui pantaloni con lo strappo, questo probabilmente perché “cavallo strappato” non è un termine di uso corrente nel mondo dei cavalli.

Keyword-Search-intent-01
Keyword-Search-intent-02

Un altra caratteristica di Hummingbird è l’uso, anzi lo sfruttamento, della geolocalizzazione.
Infatti riconoscendo la zona da cui una ricerca viene effettuata, per le query di tipo commerciale (cerco un prodotto) ti restituisce come risultati anche i negozi vicini che vendono quel prodotto o similari.

Il Knowledge Graph e la semantica dovranno quindi essere tenuti bene in mente quando si progetta un sito web, vedi ad esempio l’importanza dei link interni usando le giuste parole invece di “clicca qui”.

Da hummingbird a RankBrain

Molti anni dopo Google Hummingbird è uscito un update sulla stessa falsa riga, Rankbrain, a cui ho dedicato un breve articolo tempo fa, ma che potremmo sintetizzare dicendo che RankBrain interpreta le query semanticamente, cioè cercando di dare un significato alla frase più che alle singole parole, cercando quindi di avvicinarsi al famoso Search Intent degli utenti.

Questo ci insegna che scrivere per gli utenti è più importanti che scrivere per Google.
Scrivete articoli che trattino bene un argomento specifico, che possano rispondere a domande reali degli utenti, e forse verrete premiati.
Scrivete ancora in “Keywordese” e sicuramente NON verrete premiati.

Il Search intent

Abbiamo parlato di search intent cioè l’intento di ricerca che Google vuole interpretare, cerchiamo quindi di capirne un po’di più.
Capire bene come funziona il search intent può risultare molto utile per progettare siti web migliori, che rispondano meglio a quello che gli utenti realmente cercano.

Le persone cercano una risposta su google principalmente per informarsi su qualcosa o acquistare un prodotto, e le query si possono dividere in 3 categorie diverse:

  • Ricerche navigazionali
  • Ricerche informazionali
  • Ricerche transazionali
  1. Query di tipo navigazionale
    Questo tipo di ricerche sono volte a cercare direttamente un brand (Adidas, Diesel) o un servizio (Gmail, studio avvocato), cioè quando un utente ha già ben chiaro cosa vuole.
  2. Query di tipo informazionale
    Le ricerche informazionali si hanno quando un utente cerca informazioni su un tipo di servizio o un prodotto (miglior hosting), oppure quando vuole apprendere informazioni (altezza torre eiffel, ricette zucchine).
  3. Query di tipo transazionali
    Questo tipo di ricerche sono quelle più amate dai professionisti del marketing, in quanto sono quelle query che portano l’utente a compiere un azione, come ad esempio acquistare un prodotto o un servizio (hosting wordpress, Tv Led 50), o almeno intraprendere il percorso d’acquisto.


Quindi? Capire l’intento di ricerca come mi aiuta?
Il search intent è quindi fondamentale per scrivere contenuti, compresi gli articoli del blog, che possano essere presenti il più possibile nella terza categoria, quella delle query transazionali.
Ecco quindi che se avete un agenzia viaggi che tratta “tour in toscana”, scrivere contenuti che mi dicano quanto è alta la torre di Pisa potrebbero non convertire quanto un articolo che tratti “cosa vedere a Pisa e dintorni”.

Parole chiave a coda lunga e correlate, come sfruttarle meglio?

Tecnica delle chiavi a coda lunga

La tecnica SEO delle chiavi a coda lunga è la strategia di preferire parole chiave complesse con volume di ricerca inferiore (e tasso di conversione superiore) rispetto a scegliere parole chiave semplici con un alto volume di ricerca ma troppo generiche.

Se vendiamo auto usate, ad esempio, sarà utile posizionarci per il tipo di auto che offriamo.
Se vendiamo principalmente Fiat e operiamo a Vicenza allora una buona chiave sarà “fiat panda usata vicenza”.

Paragonando infatti le due keyword “Auto usate” e “Fiat Panda 4×4 usata Vicenza”, sicuramente la prima avrà un maggior volume di ricerche ma anche una concorrenza altissima e poca conversione. Al contrario, la seconda, più specifica, avrà meno ricerche ma più mirate e più facilmente convertibili in clienti veri e interessati all’acquisto.

curva-parole-chiave-coda-lunga

Per spiegare meglio il concetto partiamo da una definizione di Google sulla “Indicizzazione Semantica Latente” (Latent Semantic Indexing – LSI)

é un modello matematico usato da Google per migliorare l’indicizzazione dei contenuti, e serve ad individuare all’interno di un testo le relazioni semantiche tra le parole.
Utilizzando questa tecnica di decomposizione del testo, il motore di ricerca non fa altro che identificare quali relazioni vi sono tra i vari concetti espressi in un determinato contenuto testuale.

In parole semplici, con la tecnica LSI non vengono esaminate solo le singole keyword ma viene preso in considerazione il contesto nelle quali sono inserite.

Un esempio? la semplice parola “penne” può essere associata a più contesti, ovvero penne per scrivere, penne di volatile, penne USB, la pasta (penne e 1/2 penne) e altri ancora.
Sarà il contesto, cioè tutte le altre parole scritte attorno a determinare per quale argomento sarà indicizzata la pagina.

Ed ecco che le parole chiave a coda lunga ci vengono in aiuto proprio per aiutare il motore di ricerca ad identificare meglio l’argomento: Ricetta 1/2 penne al salmone identifica ad esempio in maniera inequivocabile il fatto che parliamo della pasta.

Una long tail keyword è quindi, come dice la traduzione stessa, una “parola chiave a coda lunga”, cioè una keyword non a chiave secca (parola singola, es.”SEO“) ma composta da più parole (“corso seo online“) dove magari c’è meno volume di ricerca ma è meno competitiva ed è più facile indovinare il search intent.

Sfruttare la tecnica delle parole chiave a coda lunga per trattare in maniera esaustiva un argomento è una buona tecnica per cercare di portare più chiavi possibile in prima pagina di Google, portando così più traffico al sito web.

Ovviamente gli articoli devono essere inerenti al business per portare traffico da utenti profilati e quindi possibili clienti.
Ad esempio, se avessimo un sito che tratta prodotti per animali e magari anche “shampoo per cani”, potremmo scrivere un articolo su “lavare il cane” che già di per se è una long tail, ma allo stesso tempo si possono scrivere paragrafi interni incentrati su:

  • come lavare il cane in casa
  • ogni quanto lavare il cane
  • come lavare il cane in estate
  • lavare il cane a secco
  • con cosa lavare il cane con dermatite
  • quando lavare il cane cucciolo

e molte, molte altre keyword che potrebbero risultare utili.
Questo è solo un esempio, anche molto semplice e veloce di come si possono sfruttare le long tail keyword.

Un altro esempio?
Prendiamo la keyword “solitudine“, che secondo SEOZoom ha un volume di ricerca di 18.100 vol/mese, ma è anche molto competitiva in quanto presenta 10.500.000 risultati su Google.

Se cerchiamo “solitudine interiore“, con un volume di ricerca più basso (210 vol/mese) ma comunque soddisfacente e utile per entrare in SERP, troveremo che ha “solo” 2.370.000 risultati su Google, il che abbassa la competitività.
Se facciamo un ulteriore passo e cerchiamo “solitudine interiore psicologia“, ecco che avremmo un volume molto basso (50 vol/mese) ma decisamente più semplice da affrontare e con una SERP scalabile.
Infatti vi sono “solo” 283.000 risultati per questa long tail.

solitudine-keyword

Se mi avete seguito fin qui, avrete capito che potrete sfruttare le long tail keyword come cavallo di troia, cioè cercare di posizionarvi per un determinato argomento scrivendo articoli correlati che si posizionino per le parole chiave a coda lunga, e sfruttando tassonomie e link interni dare autorevolezza all’articolo principale.

Long tail keyword: meno utenti ma più profilati

Un altro aspetto importante delle long tail sono le conversioni.
Infatti penso sia meglio avere tre conversioni da una keyword con poco traffico ma qualificato piuttosto che zero conversioni.

Insomma, meglio farsi trovare in una nicchia ben precisa dove siamo tra i primi, piuttosto che essere invisibili nella vastità delle grandi keyword.
E poi, in ogni caso siamo noi stessi i primi ad usare queste keyword quando facciamo una ricerca, non è vero?

Chi di voi fa ricerche a chiavi secche? Chi invece scrive frasi lunghe o addirittura formula domande? Più facile la seconda opzione, giusto?
E non barate…

Un ultimo consiglio sulle parole chiave a coda lunga: non esagerate.
Va bene incentrare un argomento su, esempio, “notebook economico”, ma scrivere un articolo su “notebook economico con scheda grafica dedicata, tastiera retroilluminata e 16Gb di RAM” mi sembra esagerato, o no?

Come trovare le long tail keyword?

L’ho scritto più volte, sfruttate le correlate di Google e la vostra capacità linguistica con gli avverbi interrogativi:

  • Chi
  • Cosa
  • Dove
  • Come
  • Quando
  • Perché

Un po’ come la regola tutta americana delle 5 W (le iniziali di Who, What, Where, When, Why), poi è anche ovvio che non tutte le keyword si prestano ad accoppiarsi con tutte e sei le forme grammaticali, ma provateci e scoprirete delle ottime long tail per i vostri articoli.

Poi, a venirvi incontro per cercare chiavi a coda lunga ci sono molti tool per fare keyword research, ma in particolare voglio che vi soffermiate su questi meno famosi:

  • Keyword researcher Pro
  • Keyword Shitter
  • keyword-grouping
  • KeywordGrouperPro

Keyword researcher Pro

Questo software, che mi ha fatto scoprire un collega, altro non fa che fare scraping di tutte le query presenti in Google Suggest e restituirti una lista in base al filtro che hai impostato.

keyword-researcher
keyword Researcher Pro

Puoi fare molto con questo Tool, ma la parte centrale e fondamentale resta proprio la lista molto lunga di long tail che ti restituisce, che poi ulteriormente filtrare e raggruppare sfruttando un qualsiasi keyword grouper (dopo vedrai di cosa parlo).

Con Keyword researcher Pro si può inoltre scrivere direttamente un articolo con le parole chiave trovate e salvare il progetto, per cui si possono fare più research sullo stesso macro argomento per poi usarle al momento opportuno.

Con Keyword researcher Pro, che costa poco più di 40€ per una licenza a vita, potete sbizzarrirvi a cercare le vostre parole chiave a coda lunga, salvarle in progetti e scrivere i vostri articoli.

Keyword Shitter

Keyword Shitter funziona più o meno allo stesso modo di Keyword researcher Pro, con le variante che è un tool online gratuito, per cui più comodo e veloce se usato per l’unico scopo di trovare parole chiave a coda lunga.
Infatti Keyword Shitter vi trova un sacco di long tail keywords e ve le lascia scaricare per il vostro uso e consumo.

Keyword-shitter-trovare-chiavi-a-coda-lunga
Keyword Shitter

Anche con keyword Shitter potete perciò salvarvi l’elenco di keyword e trattarlo con un raggruppatore di argomenti, come ad esempio keyword-grouping oppure KeywordGrouperPro, entrambi validi (e anche free) per raggruppare le keyword per “argomento”, come da immagine:

keyword-grouping
Keyword grouping

Una volta suddivise le keyword per macro argomenti sarà più facile gestirle per scrivere articoli correlati e/o per dividerli in più paragrafi, rendendo la scrittura dell’articolo più strutturata ma più semplice da scrivere , in quanto è più semplice scrivere contenuti se si ha una traccia da seguire.

Se hai un piano di SEOZoom potresti anche usare il suo keyword grouper per filtrare le keyword anche in base ai volumi di ricerca, ma in questo caso si tratta di un tool a pagamento, per cui dovete valutarne l’acquisto.

keyword-grouper-Seozoom

In ogni caso, anche se usate keyword a coda lunga a “volume 0” (che comunque NON esiste), il testo ottenuto sarà comunque valutato da google in maniera semantica, per cui se inserite all’interno di uno stesso articolo più di una long tail correlata, alla fine l’articolo potrà benissimo posizionarsi per qualche keyword.

Scrivendo più articoli correlati sullo stesso macro argomento potrete quindi scalare le serp anche per la keyword principale.

L’importanza dei contenuti di nicchia

Pubblicare articoli per keyword di nicchia o a bassissimo volume ha, al contrario di quanto molti pensano, una grande importanza nella SEO, questo perché permette due cose principali:

  • Acquisire autorevolezza sull’argomento
  • Iniziare ad ottenere visite profilate

Una volta raggiunta una buona autorithy su una determinato cluster di keyword a basso volume, la scalata della serp per keyword più competitive sarà meno difficoltosa.

Vediamo ora come fare la ricerca delle parole chiave in modo pratico.

Come fare keyword research: step pratici

In questa piccola guida alla keyword research cercherò di illustrarvi passo passo un metodo pratico per trovare parole chiave con tool gratuiti.

Ovviamente se potete usufruire di un abbonamento a tool come SEOZoom, SEMRush, Ahrefs o altri tool SEO professionali, la vostra ricerca sarà facilità e probabilmente più approfondita.
Quella che vi presento adesso è una tecnica adatta per chi tali software non se li può permettere o non è un professionista del settore. Insomma, un tutorial su come fare keyword research adatto a chi ad esempio gestisce un blog personale o il sito di una piccola azienda.

In ogni caso, dal momento che lo strumento più importante da usare è il vostro cervello, anche questo metodo per trovare parole chiave permette di trovare le giuste keyword con ottimi risultati.

Nel mondo SEO professionale si usano tool potenti a pagamento che restituiscono una mole di dati più accurata ed anche in maniera più veloce, ma se siete bravi anche con pochi tool gratuiti riuscirete ad avere molte keyword utili per i vostri articoli.

keyword research con tool free: la SERP di Google

Mettiamo caso che per seguire il vostro piano editoriale dobbiate fare una keyword research sull’argomento “come lavare il cane” (per restare nell’esempio di prima) per il blog di un azienda di prodotti da bagno per animali, oppure per una toelettatura.
Infatti, all’interno di tale articolo potete inserire alla fine un paragrafo che parli di prodotti professionali/naturali per la pulizia del cane o del perché ogni tanto è utile ricorrere alla toelettatura del cane da un professionista.

Insomma, sono affari vostri del perché, noi concentriamoci sulle keyword!

Il primo tool gratuito per la ricerca di parole chiave è lo stesso Google, e per cercare le nostre keyword partiamo dalla keyword principale il più generica possibile, che in questo caso sarà “lavare il cane“.

come fare keyword research con la SERP di Google

Già con questa analisi abbiamo visto alcune keyword utili direttamente in SERP tra le pagine che si posizionano per “lavare il cane”.
Inoltre le keyword suggerite in “le persone hanno chiesto anche...” e le correlate in fondo ci mostrano altre parole chiave utili.

Possiamo quindi segnarci queste keyword:

  • lavare il cane in casa
  • come lavare il cane
  • quando lavare il cane
  • dove lavare il cane
  • come lavare il cane in modo naturale
  • lavare il cane a secco
  • lavare il cane con…

Quest’ultima keyword teniamo bene in considerazione e la approfondiamo dopo, in quanto potrebbe essere utile per restituirci altre parole chiave.

Questa lista di keyword salviamole su un file excel, utile per dividere poi le parole chiave per macro argomenti o categorie, che potranno essere fonte di ispirazione non solo per i titoli (articolo e paragrafi) ma anche per la stesura stessa del contenuto.

keyword research con tool free: analisi con ubersuggest

Prendiamo ora la keyword principale e la analizziamo con Ubersuggest in versione free, che vi offre la possibilità di fare 3 ricerche al giorno senza attivare un piano (un consiglio? fate il piano a vita, costa una miseria e vi sarà sempre utile)

ricerca-parole-chiave-ubersuggest
Idee-keyword-ubersuggest

E anche qui troviamo altre keyword molto utili, anche con i volumi di ricerca.
Sempre Ubersuggest all’interno della stessa ricerca vi mostra alcune idee di contenuti utili, come da immagine seguente.

idee-contenuti-keyword-ubersuggest

Se siamo bravi riusciremo a vedere nella SERP qual’è l’intento di ricerca dell’utente e quali sono le 2 keyword principali su cui puntare, cioè:

  • come lavare il cane in casa
  • come lavare il cane in modo naturale

Puntando sulla seconda probabilmente centreremo anche l’intento di ricerca della prima, per cui punteremo su come lavare il cane in modo naturale, che se ricontrolliamo su ubersuggest ci restituisce un volume di ricerca di 40 vol/mese.
Tanto? Poco? Che ci importa, se il nostro target è quello a noi va ben così.

Ma… un momento, prima avevo scritto di approfondire la keyword “lavare il cane con…“!
Detto fatto, torniamo su ubersuggest e vediamo cosa ci dice:

come-trovare-parole-chiave-ubersuggest

Bene, abbiamo altre 143 idee keyword, di cui una ventina con relativi volumi di ricerca, da poter elaborare! Esportiamo tutto in un excel e teniamo quelle che riteniamo ci possano essere utili.

keyword research con tool free: keyword a coda lunga

Benone, allora abbiamo la nostra keyword principale ed alcune Keyword secondarie o correlate utili, ma ci mancano un po’ di long tail.
per rimediare ci viene quindi incontro Keyword Shitter, lo abbiamo visto prima ricordate? Ecco il risultato:

Keyword-shitter-long-tail-keyword

Inserendo la keyword principale ci restituisce in poco tempo molte keyword a coda lunga correlate, ovviamente da filtrare un po’.
Un consiglio, lasciatelo lavorare qualche minuto, e se vi sembra impallato lo stoppate e lo fate ripartire subito.

keyword research con tool free: raggruppiamo le keyword

Io solitamente non uso un keyword grouper, preferisco il buon vecchio excel e filtrarle con il buon senso, basta semplicemente copiare le keyword a coda lunga, inserirle un un excel e filtrarle a mano dividendole per argomenti. Se sono solo un centinaio in pochi minuti ve la sbrigate ed avrete un ottima base di partenza per l’articolo.

Se invece volete accelerare la cosa o solo provare a vedere come vi trovate meglio, copiamoci le keyword e diamole in pasto ad un altro tool, un keyword grouper, prima abbiamo visto Keyword grouping, ora invece proviamo KeywordGrouperPro, anch’esso free, e vediamo cosa salta fuori:

come-fare-keyword-research-Keyword-grouper

Esportando tutto in un file csv (da sistemare l’impaginazione) potremmo con facilità eliminare i gruppi di keyword inutili, come quelle del primo gruppo nell’immagine, e tenere solo le parole chiave a coda lunga degli argomenti utili.

Uno degli svantaggi dei Grouper di questo tipo è che molte keyword finiranno a far parte di categorie diverse, e vi troverete quindi più volte la stessa keyword duplicata.
Io preferisco argomenti più circostanziati e keyword univoche, ma fate un po’ voi come preferite.

Bene, ora abbiamo Keyword principale, keyword secondarie e altre keyword a coda lunga sui cui lavorare, tutte raggruppate in un file excel ma a sua volta divise per macro argomenti, che, ripeto, possono essere i paragrafi del nostro articolo.

Prendendo i macro argomenti come spunto ecco quindi come viene fuori la struttura del nostro articolo:

Formato-struttura-keyword-articolo

Ora avete parecchie keyword su cui lavorare, tutte ricavate da tool gratuiti ed analizzate con un po’ di buon senso, non vi resta che scrivere l’articolo.

Per aiutarvi ulteriormente, leggete per bene i contenuti migliori posizionati nelle prime due pagine di Google, vi daranno ottimi spunti per scrivere.

Conclusione

In conclusione facciamo un breve riepilogo di questo metodo pratico per cercare parole chiave utili per scrivere un articolo:

  1. Osservate bene la SERP di Google.
  2. Analizzate le keyword principale con Ubersuggest
    (avete 3 ricerche free, sfruttatele).
  3. Cercate parole chiave a coda lunga con keyword shitter.
  4. Raggruppate le keyword per argomenti.
  5. Organizzate la struttura del vostro articolo.

Spero che questo articolo vi sia stato d’aiuto per imparare qualcosa di nuovo, o almeno a scoprire qualche tool che non avete mai usato.
Ora basta, andate a fare le vostre keyword research!

Buona keyword research, ma se avete bisogno di un aiuto professionale, chiamate un consulente SEO, cioè chiamate me.

Posted by Matteo Dalla Vecchia