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Come fare una buona keyword research?

Quando si progetta un sito web o il calendario editoriale di un blog, è fondamentale approcciare sempre la stesura dei contenuti dopo aver fatto un attenta keyword research, ma prima devi capire bene cos'è e come si fa.

Perché è importante fare bene la ricerca di parole chiave

Hai un sito web e non appari su google neanche se ti cerchi da solo?
Non ti trova nessuno tranne tua moglie?

Ahi ahi ahi! Sito fai da te? No SEO?

Ecco, quando si progetta o si ristruttura un sito web, oppure si programma un articolo di un blog o l’intero calendario editoriale, è fondamentale approcciare sempre la stesura dei contenuti dopo aver fatto un attenta keyword research, ma prima devi capire bene cos’è e come si fa.

Keyword research, cosa significa?

Fare keyword research non significa prendere un tool, sbatterci dentro una keyword inerente al tuo settore di riferimento e vedere cosa ne salta fuori.
Keyword research significa anche confrontare le SERP, vedere cosa scrivono i competitor, cercare di capire quali contenuti google premia di più relativamente ad una determinata query, risalendo al search intent.
Fare una ricerca keyword significa esplorare anche il mondo delle long tail keyword e delle correlate, espandendo il proprio vocabolario usando i sinonimi.

Ecco, sei sai fare abbastanza bene tutto questo allora puoi dire di fare una buona keyword research, altrimenti sai solo estrarre un elenco di parole e frasi.

A cosa serve veramente fare keyword research?

Innanzi tutto serve a scrivere contenuti interessanti ed utili, per approfondire il tema puoi leggere l’articolo “Scrivere sul web, come scrivere articoli efficaci“.

Per capire meglio come funziona una keyword research e a cosa serve, facciamo un bell’esempio, senza l’uso di nessun tool ma del solo google.

Mettiamo caso che la tua azienda si occupa di serramenti, porte e finestre, con particolare attenzione alla sicurezza.
Bene, se fai una ricerca “serramenti sicurezza” su Google scoprirai che quasi tutti i risultati parlano di “infissi blindati”, “serramenti blindati”, “finestre antintrusione”, “porte antieffrazione” e già qui potrai annotarti un po’ di keyword utili.

Se dopo vai in fondo alla SERP, scoprirai che lo stesso google ti suggerisce altri risultati tramite Google Suggest, le così dette ricerche correlate, come quelli in figura sottostante:

Keyword-research-correlate

Ecco quindi che già lo stesso google ti suggerisce argomenti correlati alla tua query, utili per scrivere contenuti per il tuo sito, ad esempio per scrivere articoli del blog che parla di sicurezza in casa.

Pensa un po’, senza approfondire ma facendo solo una ricerca veloce, hai trovato argomenti inerenti al tuo business per popolare il tuo sito.
Non ti sembra fantastico?
In poche parole google ti sta dicendo cosa vuole, basta seguirlo.

Se tu produci costantemente contenuti utili ed inerenti, con il tempo google ti considererà più autorevole nel settore ed i risultati arriveranno, ma di questo parleremo meglio dopo.

SEO Semantica: quando tutto ebbe inizio (Google hummingbird)

Google Hummingbird, uno degli update più importanti tra quelli implementati da google negli ultimi anni.
La storia di Hummingbird comincia nel lontano settembre 2013, ed è nato per comprendere l’intento di ricerca degli utenti, soprattutto quando vengono scritte query a coda lunga.

Segnatevi questa data quindi: settembre 2013, inizia la SEO semantica.

Come funziona Google hummingbird update?
Innanzi tutto bisogna capire quali erano le intenzioni di Google quando hanno sviluppato ed introdotto questo update quasi rivoluzionario.
Il loro intento era cercare di comprendere meglio le query degli utenti per poter restituire una serp il quanto più vicina possibile a quello che oggi chiamiamo search intent.

Ad esempio, se cerchi “cavallo strappato“, Google ti presenta risultati sia pertinenti al mondo dei cavalli che risultati sui pantaloni strappati sul cavallo, giusto per essere sicuro di darti almeno una risposta, ma se guardi le keyword correlate suggerite, l’intento di ricerca è tutto orientato sui pantaloni con lo strappo, questo probabilmente perché “cavallo strappato” non è un termine di uso corrente nel mondo dei cavalli.

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Un altra caratteristica di Hummingbird è l’uso, anzi lo sfruttamento, della geolocalizzazione.
Infatti riconoscendo la zona da cui una ricerca viene effettuata, per le query di tipo commerciale (cerco un prodotto) ti restituisce come risultati anche i negozi vicini che vendono quel prodotto o similari.

Il Knowledge Graph e la semantica dovranno quindi essere tenuti bene in mente quando si progetta un sito web, vedi ad esempio l’importanza dei link interni usando le giuste parole invece di “clicca qui”.

Da hummingbird a RankBrain

Molti anni dopo Google Hummingbird è uscito un update sulla stessa falsa riga, Rankbrain, a cui ho dedicato un breve articolo tempo fa, ma che potremmo sintetizzare dicendo che RankBrain interpreta le query semanticamente, cioè cercando di dare un significato alla frase più che alle singole parole, cercando quindi di avvicinarsi al famoso Search Intent degli utenti.

Questo ci insegna che scrivere per gli utenti è più importanti che scrivere per Google.
Scrivete articoli che trattino bene un argomento specifico, che possano rispondere a domande reali degli utenti, e forse verrete premiati.
Scrivete ancora in “Keywordese” e sicuramente NON verrete premiati.

Il Search intent

Abbiamo parlato di search intent cioè l’intento di ricerca che Google vuole interpretare, cerchiamo quindi di capirne un po’di più.
Capire bene come funziona il search intent può risultare molto utile per progettare siti web migliori, che rispondano meglio a quello che gli utenti realmente cercano.

Le persone cercano una risposta su google principalmente per informarsi su qualcosa o acquistare un prodotto, e le query si possono dividere in 3 categorie diverse:

  • Ricerche navigazionali
  • Ricerche informazionali
  • Ricerche transazionali
  1. Query di tipo navigazionale
    Questo tipo di ricerche sono volte a cercare direttamente un brand (Adidas, Diesel) o un servizio (Gmail, studio avvocato), cioè quando un utente ha già ben chiaro cosa vuole.
  2. Query di tipo informazionale
    Le ricerche informazionali si hanno quando un utente cerca informazioni su un tipo di servizio o un prodotto (miglior hosting), oppure quando vuole apprendere informazioni (altezza torre eiffel, ricette zucchine).
  3. Query di tipo transazionali
    Questo tipo di ricerche sono quelle più amate dai professionisti del marketing, in quanto sono quelle query che portano l’utente a compiere un azione, come ad esempio acquistare un prodotto o un servizio (hosting wordpress, Tv Led 50), o almeno intraprendere il percorso d’acquisto.


Quindi? Capire l’intento di ricerca come mi aiuta?
Il search intent è quindi fondamentale per scrivere contenuti, compresi gli articoli del blog, che possano essere presenti il più possibile nella terza categoria, quella delle query transazionali.
Ecco quindi che se avete un agenzia viaggi che tratta “tour in toscana”, scrivere contenuti che mi dicano quanto è alta la torre di Pisa potrebbero non convertire quanto un articolo che tratti “cosa vedere a Pisa e dintorni”.

Parole chiave a coda lunga e correlate, come sfruttarle meglio?

Ho già scritto un paio di anni fa un articolo dedicato alle long tail keywords, ma qui cercherò di rimarcare il discorso.
Innanzi tutto, cos’è una long tail keyword?

E’, come dice la traduzione stessa, una “parola chiave a coda lunga”, cioè una keyword non a chiave secca (parola singola, es.”SEO“) ma composta da più parole (“corso seo online“) dove magari c’è meno volume di ricerca ma è meno competitiva ed è più facile indovinare il search intent.

Sfruttare la tecnica delle parole chiave a coda lunga per trattare in maniera esaustiva un argomento è una buona tecnica per cercare di portare più chiavi possibile in prima pagina di Google, portando così più traffico al sito web.

Ovviamente gli articoli devono essere inerenti al business per portare traffico da utenti profilati e quindi possibili clienti.
Ad esempio, se avessimo un sito che tratta prodotti per animali e magari anche “shampoo per cani”, potremmo scrivere un articolo su “lavare il cane” che già di per se è una long tail, ma allo stesso tempo si possono scrivere paragrafi interni incentrati su:

  • come lavare il cane in casa
  • ogni quanto lavare il cane
  • come lavare il cane in estate
  • lavare il cane a secco
  • con cosa lavare il cane con dermatite
  • quando lavare il cane cucciolo

e molte, molte altre keyword che potrebbero risultare utili.
Questo è solo un esempio, anche molto semplice e veloce di come si possono sfruttare le long tail keyword.

Un altro esempio?
Prendiamo la keyword “solitudine“, che secondo SEOZoom ha un volume di ricerca di 18.100 vol/mese, ma è anche molto competitiva in quanto presenta 10.500.000 risultati su Google.

Se cerchiamo “solitudine interiore“, con un volume di ricerca più basso (210 vol/mese) ma comunque soddisfacente e utile per entrare in SERP, troveremo che ha “solo” 2.370.000 risultati su Google, il che abbassa la competitività.
Se facciamo un ulteriore passo e cerchiamo “solitudine interiore psicologia“, ecco che avremmo un volume molto basso (50 vol/mese), ma decisamente approcciabile e con una SERP scalabile. Infatti vi sono “solo” 283.000 risultati per questa long tail.

solitudine-keyword

Se mi avete seguito fin qui, avrete capito che potrete sfruttare le long tail keyword come cavallo di troia, cioè cercare di posizionarvi per un determinato argomento scrivendo articoli correlati che si posizionino per le parole chiave a coda lunga, e sfruttando tassonomie e link interni dare autorevolezza all’articolo principale.

Long tail keyword: meno utenti ma più profilati

Un altro aspetto importante delle long tail sono le conversioni.
Infatti penso sia meglio avere tre conversioni da una keyword con poco traffico ma qualificato piuttosto che zero conversioni.

Insomma, meglio farsi trovare in una nicchia ben precisa dove siamo tra i primi, piuttosto che essere invisibili nella vastità delle grandi keyword.
E poi, in ogni caso siamo noi stessi i primi ad usare queste keyword quando facciamo una ricerca, non è vero?

Chi di voi fa ricerche a chiavi secche? Chi invece scrive frasi lunghe o addirittura formula domande? Più facile la seconda opzione, giusto?
E non barate…

Un ultimo consiglio sulle parole chiave a coda lunga: non esagerate.
Va bene incentrare un argomento su, esempio, “notebook economico”, ma scrivere un articolo su “notebook economico con scheda grafica dedicata, tastiera retroilluminata e 16Gb di RAM” mi sembra esagerato, o no?

Come trovare le long tail keyword?

L’ho scritto più volte, sfruttate le correlate di Google e la vostra capacità linguistica con gli avverbi interrogativi:

  • Chi
  • Cosa
  • Dove
  • Come
  • Quando
  • Perché

Un po’ come la regola tutta americana delle 5 W (le iniziali di Who, What, Where, When, Why), poi è anche ovvio che non tutte le keyword si prestano ad accoppiarsi con tutte e sei le forme grammaticali, ma provateci e scoprirete delle ottime long tail per i vostri articoli.

Poi, a venirvi incontro per cercare chiavi a coda lunga ci sono tutti quei tool conosciuti per fare keyword research, ma in particolare voglio che vi soffermiate su questo meno famoso: Keyword researcher Pro.

Questo software, che mi ha fatto scoprire un collega, altro non fa che fare scraping di tutte le query presenti in Google Suggest e restituirti una lista in base al filtro che hai impostato.

keyword-researcher
keyword Researcher Pro

Puoi fare molto con questo Tool, ma la parte centrale e fondamentale resta proprio la lista molto lunga di long tail che ti restituisce, che poi ulteriormente filtrare e raggruppare sfruttando un qualsiasi keyword grouper, come ad esempio keyword-grouping oppure KeywordGrouperPro, entrambi validi (e free) per raggruppare le keyword per “argomento”, come da immagine:

keyword-grouping
Keyword grouping

Una volta suddivise le keyword per macro argomenti sarà più facile gestirle per scrivere articoli e per dividerli in paragrafi, rendendo la scrittura dell’articolo più strutturata ma più semplice da scrivere , in quanto è più semplice scrivere contenuti se si ha una traccia da seguire,

In questa piccola guida potrei proseguire parlandovi degli strumenti adatti per fare keyword research, da SEOZoom a SEMRush, passando per i soliti Ubersuggest e Answerthepublic, ma son convinto che non ne valga la pena al momento, se non altro perché su Google se cercate “tool per fare keyword research” trovate 1.430.000.000 risultati.

Comunque già con Keyword researcher Pro, che costa poco più di 40€ per una licenza a vita, potete sbizzarrirvi a cercare le vostre parole chiave.

Buona keyword research!

Posted by Matteo Dalla Vecchia