Google-zeroclick-statistiche

il 50% delle ricerche su google non generano traffico.

Davvero pensavi che google fosse tuo amico? Che facesse di tutto per portare clienti al tuo sito? Le statistiche dicono il contrario. Google sta ballando sull'equilibrio del dare (poco) e avere (tanto) tirando a se gli utenti.

Perché più della metà delle ricerche su google non porta click?

Google home, Alexa, siri, google assistant, le ricerche vocali e l’uso sempre più intensivo del mobile, i risultati zero e l’aumento su mobile dell’advertising da parte di google.

Molti di questi fattori sono alla base di una tendenza che si è manifestata, con un po’ di preoccupazione per chi “posiziona su google” il suo business, i questi ultimi mesi del 2019.

Di cosa sto parlando?
Del fenomeno in aumento delle ricerche con ZERO click.

Ebbene si, zero click, niet, nada.

Questo fenomeno è ben più esteso di quel che si può pensare, basta guardare il grafico prodotto da jumpshot, la costola di AVAST per l’analisi dei dati, condiviso poi anche da SparkToro.

Zero click su google

In questo grafico vediamo come a giugno 2019 le ricerche che hanno prodotto zero click hanno raggiunto il 50.33% del totale.
Più della metà!!!


Statistiche ricerca google: cosa sono i zero click?

Le ricerche zeroclick sono tutte quelle ricerche che portano l’utente a non cliccare su nessun sito.
Possono essere ricerche per cui google da già la risposta, come negli esempi dei risultati zero.

Questi dati potrebbero anche essere fuorvianti, perché tra i “zero click” che jumpshot conteggia ci sono anche le interazioni con google maps o le chiamate fatte tramite la scheda Google My Business.

Mi spiego meglio:
Se cerchi un “ristorante sushi a pavia”, Google ti mostra in testa il local pack con tre locali e tu clicchi su “indicazioni stradali” per uno di essi uscendo da google per entrare in maps.
Jumpshot considera questa azione un azione a zero click, in quanto non sei entrato in nessun sito tramite quella ricerca, anche se un locale ne ha comunque beneficiato.

I risultati zero invece sono quelle risposte che google restituisce direttamente in testa per poi restituirti una serp di siti.

Google quindi ti da già lui una risposta diretta, attraverso la visualizzazione di un estratto di un altro sito (es.wikipedia) o attraverso i dati che NOI gli regaliamo con i dati strutturati.
Con il risultato che non è più necessario che entri in un altro sito web.

Vediamo due esempi diversi di risultati che esprimono già una risposta da parte di google.

La prima immagine mostra il classico “risultato zero”, dove google fornisce direttamente risposta precisa a domanda precisa:

Google risultati zero


L’immagine seguente invece mostra come cercando semplicemente “John Petrucci” google mi presenta si una serp, ma a fianco cerca di soddisfare in qualche modo le mie curiosità sul chitarrista:

risposta-completa-google

Insomma, Google fa di tutto per darti direttamente una SUA risposta pertinente.
Ci appanna gli occhi con continui aggiornamenti dell’algoritmo, rinnova gli standard dei quality rater, ci impone di essere in prima pagina in serp, ma nel frattempo fa il suo sporco gioco.
Come dico sempre, nessuno ti regala niente, ed è pure giusto che sia così.

Come accennavo prima, oltre ai risultati zero vi sono le ricerche vocali che stanno subendo un impennata grazie soprattutto ad Alexa (amazon) e Google home.
Le domande fatte attraverso google home, ad esempio, equivalgono a delle ricerche sul web, solo che le risposte arrivano direttamente da google che in base alla query restituisce la risposta (vocale) per lui più pertinente.

Se fino a non molto tempo fa lo smartphone, anzi, il telefonino, serviva solo a telefonare e fare qualche pseudo foto in vga (640×480), oggi gli smartphone sono entrati nel quotidiano per qualsiasi esigenza, dal prenotare un tavolo in pizzeria o acquistare i biglietti per uno spettacolo fino al cercare la ricetta perfetta per il nostro dolce preferito.

Insomma, qualsiasi problema abbiamo, cerchiamo la risposta su google da mobile.
Pensiamo a come si è evoluta anche la user experience da mobile in pochissimi anni e come addirittura google oggi usi quasi esclusivamente il crawler mobile per l’indicizzazione delle pagine web.

E la ricerca vocale è efficace quando siamo impegnati nel fare altro, come ad esempio se stiamo cucinando o siamo in pausa caffè con il nostro cappuccino e brioche in mano.

La ricerca vocale ci insegna qualcosa?
Si, che oggi come non mai
è necessario scrivere per l’utente, non per google, è necessario dare risposte pertinenti, utili, complete.

Google e i suoi fratelli

Un altro fattore “mangia click” è che google cerca di spostare gli utenti verso altre piattaforme di sua proprietà, ed è ovvio dal momento che deve farsi gli affaracci suoi e non i tuoi.

Youtube ad esempio, fa parte dell’universo google dal 2006 ed è il secondo sito web più visitato al mondo (indovinate il primo…).
YouTube guadagna tramite le entrate pubblicitarie di Google AdSense, le inserzioni che interrompono i video.

Immaginate quindi se google non preferisca mostrare all’utente un video di youtube come risposta ad una sua query.
Conflitto d’interesse? forse, ma a lui che gli frega?
Il pallone e suo e ci gioca lui...

Gli stessi concetti sono validi per google maps, per google news e altri canali.

Insomma, se poi pensiamo che il 94% circa delle ricerche viene fatta da siti o app appartenenti a google il gioco è fatto (Google, google immagini, youtube, dispositivi Android, ecc.), il monopolio è servito, la PUBBLICITA’ regna e vince.

Ed il prossimo grafico ne è la dimostrazione:

Google sta sempre si più tirando l’acqua al suo mulino, in maniera forse poco pulita, ma lo fa.

Il fatto che lo stesso governo americano abbia più volte messo sotto la lente d’ingrandimento il conflitto di interessi che coinvolge google la dice lunga.

Noi non possiamo altro che fare SEO, cercare di farla bene e prenderci le nostre percentuali di traffico, che se a noi bastano e ci portano fatturato, per google non sono che briciole lasciate ai poveri.

Saludos

Posted by Matteo Dalla Vecchia